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Il Partito Democratico Europeo adotta il suo manifesto e lancia l’appello: «Europa, Rialzati!»

Srdjan Zivulovic

In preparazione delle elezioni europee di maggio, il Partito Democratico Europeo si è riunito venerdì 12 aprile a Lubiana (Slovenia).

In sede di Consiglio i rappresentati dei partiti politici democratici provenienti da diciotto stati membri hanno adottato all’unanimità il manifesto elettorale del PDE intitolato «Europa, rialzati!». Perché per noi, l’urgenza c’è!

È tempo per i democratici europei di affermarsi. L’Europa ha bisogno di una rottura, di una profonda rifondazione democratica. Ma l’Europa non si farà senza i popoli. Ci sarà tantissimo da fare.

Abbiamo creato una moneta unica ma questa non ha ancora una guida politica. In caso di choc asimmetrici, non esistono né gli strumenti né le risorse finanziare che permettano agli stati dell’Eurozona di coordinare le loro politiche economiche e di beneficiare della solidarietà dei loro partner.

Abbiamo creato un’Unione economica e monetaria, ma lasciamo che gli Stati membri si impegnino in una concorrenza feroce in materia fiscale, in particolare per quanto riguarda l’imposta sulle società.

Proclamiamo la nostra determinazione a proteggere l’Unione dagli eccessi della globalizzazione, ma lasciamo che i nostri principali concorrenti esterni prendano il controllo delle imprese o delle infrastrutture strategiche e non favoriamo l’emergere di giganti industriali europei capaci di tenere testa ai giganti della concorrenza.

Le grandi multinazionali dell’Internet realizzano dei profitti considerevoli commercializzando i dati dei cittadini europei, ma noi le tassiamo meno delle nostre piccole e medie imprese.

Abbiamo promosso da poco l’adozione di una piattaforma europea dei diritti sociali, ma non abbiamo sempre gli strumenti efficaci contro il dumping sociale né la tabella di marcia per incoraggiare la convergenza sociale, elemento cardine per solidificare la coesione sociale e territoriale europea.

Abbiamo stabilito formalmente una frontiera comune, ma non la controlliamo tutti insieme e lasciamo gli Stati membri del sud a sorvegliare le decine di migliaia di chilometri di frontiera marittima praticamente da soli e non abbiamo ancora regole communi in materia d’asilo.

«La sfida è grande, e altrettanto la sua urgenza. Per noi è arrivata l’ora di rifondare l’Europa.»

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