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François Bayrou: “Se l’Europa non fornisce una risposta coordinata, esploderà”

François Bayrou è stato ospite di Apolline de Malherbe lo scorso mercoledì, 1 aprile alle ore 8.35, su BFM TV e RMC, nel programma Bourdin Direct. L’intervista completa è disponibile sul sito web del Movimento Democratico (MoDem).e

Apolline de Malherbe : Quando sentiamo il governo francese annunciare giornalmente una serie di misure per aiutare le imprese e i dipendenti, lei è sempre stato uno di quelli che diceva: Attenzione, non bisogna aumentare il deficit, non bisogna aumentare il debito.

Ovviamente, siamo in un periodo che fa eccezione. Questo vorrà dire che non dovrebbero esserci più limiti, che possiamo continuare per tutto il tempo necessario?

François Bayrou: non sto dicendo che non ci saranno più restrizioni. Sto dicendo una cosa nello specifico. Nei giorni in cui mettevo in guardia sull'aumento del debito, il debito era nazionale, ed è chiaro che se oggi avessimo più margine di manovra sarebbe meglio, come per altri paesi che ci circondano.

Credo che oggi la situazione sia estremamente diversa perché tutte queste spese, tutti questi aiuti che dobbiamo fornire per affrontare la pandemia del coronavirus, tutto questo non deve più, non può essere solo un debito nazionale.

Perché il coronavirus? Non è colpa di nessuno. Non c’è nessun paese al mondo di cui si possa dire: loro sono gli unici che hanno commesso degli errori di gestione, quindi devono prendersi da soli la responsabilità delle proprie azioni.

Ciò che credo, al contrario, è che questa calamità che colpisce il mondo intero, che è cominciata in Cina, che è in Europa, che domani sarà negli Stati Uniti, in Sud America, in Africa, con le difficoltà che stiamo constatando, questa calamità deve essere affrontata dall’intera umanità, deve essere affrontata dalle organizzazioni politiche dell’intera umanità.

Per me, deve essere un debito condiviso.

Le banche centrali, la Banca centrale europea ha già compiuto una serie di scelte che sono giuste e la Banca centrale americana è andata ancora oltre, devono essere d’accordo sul fatto che le conseguenze di questo disastro che ha colpito l’umanità devono essere affrontate da tutta l’umanità.

Bisognerebbe creare una nuova organizzazione aldilà delle banche centrali? Dovremmo, come a un certo punto è stata creata l’ONU, immaginare nuovi organi direttivi per condividere efficacemente questo fardello?

Non sono a favore della creazione continua di ulteriori organizzazioni, penso che dobbiamo rendere le organizzazioni esistenti più efficienti.

La cooperazione tra le banche centrali, come vede, sia essa ufficiale o ufficiosa in tutto il mondo, in realtà è una cooperazione tra Banca centrale americana e Banca centrale europea.

Può vedere che c’è una valutazione condivisa. Sebbene non ufficiale, in ogni caso è ufficiosa.

Spero che la Banca centrale cinese potrà prendere parte a questa valutazione, così come la Banca centrale giapponese.

Ancora una volta, si tratta di una catastrofe che colpisce tutta l’umanità senza che qualcuno ne sia responsabile. Non c’è nessuno su questo pianeta, da nessuna parte, che ne sia responsabile.

Quindi dobbiamo affrontarla insieme.

Vorremmo credere a questa forma di ottimismo su un fardello condiviso, sul fatto di stare uniti per affrontarlo, se non fosse che ciò che stiamo vedendo, anche a livello europeo, è un po’ come la legge del più forte, o comunque, la legge dell’ognuno per sé, ogni paese sta cercando di guadagnare tempo sugli altri.

Jacques Delors ha rotto il suo abituale silenzio per parlare di una grave minaccia. Lo cito: “Il clima che regna tra i capi di Stato e di Governo e la mancanza di solidarietà pone l’Unione europea di fronte a un pericolo mortale”.

Siamo lontani da ciò che lei si aspetterebbe come forma di solidarietà.

Ciò che spero è che loro saranno costretti a farlo, a prescindere dalla loro posizione iniziale, perché la minaccia è immensa.

Può intuire che, se l’Europa non fornisce una risposta coordinata a questo fardello condiviso, esploderà.

Non possiamo dire: stiamo abbandonando l’Italia al suo destino, stiamo abbandonando la Spagna al suo destino, stiamo abbandonando la Francia al suo destino, perché vedrà che, aldilà dei confini, i problemi, le calamità, le vittime e i numeri di persone colpite mostrano che c’è un’unità ben radicata del continente europeo e che questa unità che non può essere sacrificata unicamente in nome di egoismi di bilancio, nazionali. Sono molto stupito della posizione dei Paesi Bassi.

I Paesi Bassi hanno creato un sistema fiscale per far sì che le grandi imprese preferiscano registrare la propria sede europea da loro, ma questo non vuol dire che il loro contributo possa esaurirsi qui. Credo esattamente il contrario.

Penso che sia necessario, in qualche modo, riportare a zero i vari calcoli e ripartire dall'inizio della crisi a calcolare le spese compiute sull’insieme dei paesi del continente europeo per combattere la pandemia del coronavirus.

Questa parte dei bilanci dell’UE deve essere condivisa il più possibile, e questo è il vero progetto dell’Unione europea.

Si tratta quasi di una pausa, incluso il calcolo dei deficit nei vari stati?

A dire il vero non stiamo calcolando più i diversi Stati singolarmente. Credo che questo periodo vada considerato come una parentesi, è giusto che sia così.

Come può vedere, ciò che sta succedendo, rappresenta la più grande crisi planetaria di cui l’uomo abbia memoria. Questa crisi ha infatti un aspetto sanitario estremamente pericoloso, ma può ben notare che l’economia mondiale si è fermata a tutte le latitudini e in tutti i paesi. Oggi, un abitante della terra su due è confinato in casa e coloro che non lo sono corrono gravi rischi.

Penso all’Africa, abbiamo appena visto che Pape Diouf, sfortunatamente, è stato il primo a morire per coronavirus in Senegal, ma può immaginare i rischi di contagio, i rischi di contagio in Sud America, e vedrà che tutti i capi di Stato che volevano fare gli indifferenti e pensare che la questione non li riguardasse, che pensavano di essere più intelligenti degli altri, che prendevano sotto gamba questa pandemia, tutti loro ora sono obbligati a fare dietrofront e a prendere una posizione diversa; è stato il caso di Boris Johnson, è il caso di Donald Trump, sarà il caso di Jair Bolsonaro domani in Brasile.

Siamo obbligati ad ammettere che gli sforzi e le restrizioni necessari per combattere la pandemia riguardano tutti i paesi del mondo.

Quindi lei pensa che ci sarà un prima e un dopo?

Da questo punto di vista, il lavoro sull’indipendenza…

Ci dovrà essere un prima e un dopo, perché non credo assolutamente che la società ripartirà di nuovo come prima dopo una crisi sanitaria, economica, sociale e forse democratica di questo genere.

Non credo che il modo di convivere, di salutarci l’un l’altro sarà lo stesso di prima, molte cose cambieranno e, in un certo senso, potrebbe anche esserci speranza nel fatto che tante cose cambieranno nella società.

Questa è la parola che useremo, la parola speranza, che tutti noi vogliamo e di cui abbiamo bisogno in questo momento.

Grazie François Bayrou.

 

 

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