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Il mondo è fermo, L’Europa da riformare

Il covid-19 oltrepassa le frontiere, senza passaporto, senza visto, senza autorizzazione, portando il mondo a fermarsi, indipendentemente dalla nazionalità. Invisibile, questo virus trova la sua incarnazione in molti volti: le sue vittime, i suoi combattenti su tutti i fronti, il personale sanitario, i vigili del fuoco, gli agricoltori, i cassieri, i sindaci…ma anche coloro che lo usano per diffondere terrore e paura.

Il mondo intero viene colpito in maniera graduale e l’Europa è diventata il cuore della pandemia. Questa propagazione mostra quanto siamo fragili, e anche quanto siamo interconnessi.

Per combatterlo, le soluzioni sono la cooperazione e la concertazione. Un vento di solidarietà sta soffiando nei nostri comuni, in Francia, in Europa e in tutto il mondo. Questa fiamma di solidarietà deve essere conservata e protetta di fronte a coloro che vogliono vederla splendere di meno.

La risposta europea in esame

Mentre i populisti accusano l’Europa di tutti i problemi, l’Unione europea agisce. La cooperazione transfrontaliera sta prendendo forma giorno dopo giorno. Per esempio, la Germania sta accogliendo pazienti francesi. Sì, l’Unione europea agisce: ha sbloccato dei fondi per la ricerca, ha sospeso le regole di bilancio del patto di stabilità e crescita, ha reso meno rigide le regole sugli aiuti di Stato, ha annunciato un piano di riacquisto di titoli per supportare l’attività economica. Questi sono tutti esempi della risposta europea.

In un’Europa già indebolita, in cui le crisi passate hanno lasciato il segno, l’impressione cacofonica pesa molto sull’opinione pubblica. E per una buona ragione: la sanità non è una competenza dell’Unione europea. Presi dalla fretta, ognuno ha agito in ordine sparso, cercando di proteggere il proprio popolo. In parallelo, la propaganda cinese e russa sono all’opera.

Da una cooperazione rafforzata a un’unità restaurata

Il Covid-19 dimostra che noi, da soli, non siamo “armati” abbastanza per rispondere a minacce proteiformi: sanitarie, economiche, militari… Lo status quo non è una soluzione valida. Non possiamo più aspettare di riformare l’Unione europea. È vero che sono state fornite delle risposte, ma non sono sufficienti in vista della gravità e dell’ampiezza della situazione, che non possiamo ancora misurare del tutto.

Ma possiamo arrivare ad accettare il collasso dell’Unione europea sull’altare del Covid-19? L’Unione non è ancora riuscita a passare dall’associazione alla solidarietà. Gli egoismi nazionali che si incarnano nel Consiglio europeo non sono scomparsi come risultato della Brexit. I Paesi Bassi, che rifiutano in particolare un aumento del bilancio europeo, sono diventati il nuovo Regno Unito di un’Europa a 27?

I padri fondatori volevano dire che l’Europa: “sarà fatta attraverso traguardi concreti che creano prima di tutto una solidarietà di fatto”. Il Covid-19 non ci costringe forse a perseguire traguardi concreti? perché non dovrebbero essere questi proprio i recovery bond?

Trovate questo articolo “op-ed” dell’eurodeputata francese Marie-Pierre Vedrenne su Ouest-France

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