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Regioni ultraperiferiche e Covid-19: un'opportunità di modernità sostenibile

Le regioni ultraperiferiche (RUP) sono territori remoti situati a significativa distanza dall'Europa continentale, di cui la maggior parte è rappresentata da isole. Tuttavia, tutte le nove regioni sono parte integrante dell'Unione europea (UE). E, proprio come ogni altro luogo, da Mayotte, a Riunione, Martinica, Guadalupe, Guyana Francese, alle isole di Saint-Martin, Madeira, Azzorre o Canarie, le RUP sono state colpite dalla COVID-19.

A prima vista, la situazione sanitaria sembra essere generalmente migliore, rispetto a quella dell'Europa continentale. Con solo l'1% di casi registrati in Francia, i territori d'oltremare francesi (esclusa Mayotte) sono relativamente salvi. Questi dati sono simili a quelli delle RUP spagnole e portoghesi. Tuttavia, al di là delle statistiche, si presenta una realtà molto diversa: l'impossibilità di questi territori remoti di far fronte a una grande affluenza di pazienti. I servizi di terapia intensiva, pur essendo ben predisposti, non possono fare affidamento su quella solidarietà regionale che è stata tanto fondamentale nell'Europa continentale.

Fortunatamente, le RUP possono trarre beneficio dalle proprie caratteristiche specifiche per contrastare l'ondata e ridurre il numero di contagi. In effetti, grazie all'insularità, possono facilmente chiudere i propri confini. Ciò può servire all'attuazione di misure come, per esempio, la quarantena di quattordici giorni obbligatoria per tutti coloro che fanno ingresso in un dipartimento francese d'oltremare. Inoltre, le RUP, come tutti gli Stati membri dell'UE, hanno chiuso i propri confini esterni a paesi terzi.

Tale situazione, necessaria in prospettiva della salute pubblica, è tuttavia altamente deleteria in prospettiva economica. Sebbene la produzione locale sia in forte crescita, le RUP dipendono estremamente dal turismo. In questi territori, circa un quarto dei posti di lavoro è legato alle attività turistiche. Prevedendo un anno in bianco per il 2020, il settore turistico richiede giustamente un indennizzo per le proprie perdite.

Questo è il motivo per cui, alla fine di aprile, Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno, ha risposto alle molteplici preoccupazioni del settore. Come previsto, le misure di emergenza, sia l'Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus (CRII) sia il Piano Marshall europeo, che lui e Ursula von der Leyen stanno richiedendo, sono dunque volte in particolare al sostegno del settore turistico.

È tuttavia importante che queste misure eccezionali siano realizzate rapidamente, specialmente nelle RUP. Tali regioni, già lontane geograficamente dal continente, non devono essere dimenticate dai propri Stati membri e dall'Unione europea. Molte attività non avranno la liquidità per far fronte a un'improvvisa battuta d'arresto del turismo.

Oltre a ciò, lo sviluppo della produzione locale, una delle priorità dell'Unione europea, specialmente attraverso il Programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità (POSEI), non deve risentire della pandemia di COVID-19. Nei momenti di crisi e disagi negli approvvigionamenti, la produzione locale è stata l'unica soluzione per garantire le regolari forniture per le RUP. La resilienza degli attori locali deve fungere da ispirazione ben oltre queste regioni.

Ecco perché i pacchetti finanziari recentemente emessi devono restare in linea con tale prospettiva, poiché più che in qualsiasi altro luogo, l'autosufficienza alimentare ed energetica è una necessità. Anche qui, le caratteristiche specifiche delle RUP possono risultare davvero favorevoli. Le dimensioni ridotte di tali territori rendono questi investimenti accessibili come parte di un piano di recupero.

Il sostegno all’agricoltura e alla pesca nelle RUP per la transizione verde e sostenibile deve essere una priorità, non solo per assicurarsi che l'UE mantenga i propri impegni nel quadro del Green Deal europeo, ma anche per preservare tali territori, dimora di circa la metà della biodiversità d'Europa.

La possibilità di transizione energetica in questi territori è ulteriormente chiara, viste le numerose iniziative già in atto. In effetti, progetti geotermici, altri progetti di energie rinnovabili (solare, eolica o mareomotrice) o di interconnessione sono già finanziati dall'UE in dette regioni. Ora, è necessario andare oltre e predisporre una tabella di marcia comune insieme alle istituzioni UE, per raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio nelle RUP il prima possibile e ben prima del 2050.

Finora, le nove regioni ultraperiferiche dell'UE risultano poco colpite dall'emergenza sanitaria. Rispetto al resto del continente, lo saranno molto di più dalla crisi economica e sociale. Per loro, non serve pensare al futuro; le soluzioni esistono già: il raggiungimento dell'indipendenza alimentare ed energetica. Gli Stati membri e l'Unione europea devono ora mobilitare tutti gli strumenti a disposizione, al fine di fare di questi territori remoti gli ambasciatori di quel che l'Europa conosce meglio, aprendo la strada verso la nuova modernità.

Come osservato da Max Orville, consigliere locale di Martinica e candidato alle scorse elezioni europee :"Il domani, perciò, avverrà con più Europa, un'Europa che accetta le proprie diversità per considerare collettivamente una ripresa economica commisurata alla crisi che stiamo attraversando".

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