Sorry, you need to enable JavaScript to visit this website.

Verso un Consiglio dei Ministri Europeo per la parità di genere

Parlement européen

Quest’anno potrebbe essere decisivo per la parità di genere nell’Unione europea. Con una donna a capo della Commissione europea, un commissario dedicato esclusivamente alla promozione dell’uguaglianza e una maggioranza progressista nel Parlamento europeo: le stelle sembrano allineate.

Ma manca ancora all’appello un’istituzione europea importante. Al Consiglio dell’Unione Europea, che riunisce i rappresentanti dei governi nazionali per lavorare insieme sulle politiche europee, non c’è nessun forum dedicato alla parità di genere. È importante che questo cambi il prima possibile.

Il Consiglio è attualmente diviso in 10 “formazioni”. Il Consiglio degli Affari Esteri prende decisioni sugli affari internazionali. Il Consiglio Economia e Finanza interviene su questioni economiche e regola gli affari finanziari. Degli organismi analoghi lavorano sui temi dell’agricoltura e la pesca, l’ambiente, la giustizia e gli affari interni, e l’istruzione, i giovani, la cultura e lo sport.

Ma nessuna formazione è dedicata alla promozione e al rispetto dell’uguaglianza di genere. Tutto ciò, non solo trasmette il messaggio secondo cui il Consiglio considera il problema una priorità di second’ordine, ma sta a significare che le politiche in favore dell’uguaglianza di genere sono frammentate in diverse riunioni dei ministri.

Se la parità tra donne e uomini è un valore fondante dell’UE, l’architettura istituzionale non dovrebbe rispecchiarlo? Ecco perché stiamo chiedendo la creazione urgente di un’apposita formazione del Consiglio che riunisca i ministri dell’UE e i segretari di stato responsabili per le pari opportunità.

Un forum di discussione fornirà lo spazio necessario ai rappresentanti dei governi nazionali per discutere delle politiche, scambiarsi le loro best practice ed avanzare nella stessa direzione. Tutto questo potrebbe incoraggiare, d’altronde, gli Stati Membri a mettere in luce l’organo responsabile di tali questioni.

La cosa più importante è che ciò garantirebbe che l’uguaglianza di genere diventi una priorità politica sia a livello dell’UE sia a livello dei governi nazionali.

La necessità di stabilire questa formazione è chiara. In Europa oggi, una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale, una su venti è stata stuprata e la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, sono stati messi a repentaglio. Le donne subiscono anche un divario retributivo di genere del 16 per cento e un divario pensionistico del 40 per cento.

Eppure, da anni, il Consiglio e alcuni stati membri sono rimasti indietro su dei dossier chiave aventi come obbiettivo la promozione dell’uguaglianza di genere.

La direttiva antidiscriminazione, che permetterebbe di vietare le discriminazioni in base alla religione, alla disabilità, all’età, all’orientamento sessuale, è bloccata dal 2008. In modo analogo, la direttiva “Women on boards”, che mira a contrastare le discriminazioni all’interno dei consigli d’amministrazione, è in stallo dal 2012.

Alcune presidenze del Consiglio hanno fatto degli sforzi per rilanciare questi dibattiti, ma gli stati membri hanno sabotato i progressi, chiedendosi se si trattasse di una questione di competenza europea o nazionale.

Bisogna constatare che anche su questioni meramente nazionali stiamo ancora aspettando dei risultati concreti (come l’adozione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica).

C’è un chiaro nesso causale tra l’inazione del Consiglio e la mancanza di una formazione dedicata all’uguaglianza di genere? Ciò che sappiamo è che se la situazione attuale non produce risultati, non c’è niente di male nel provare qualcosa di nuovo.

Gli impegni per proteggere i diritti umani fondamentali, per emancipare le donne e le ragazze e per liberarle dalla discriminazione e dalla violenza devono tradursi in azioni concrete. Un quadro istituzionale più ambizioso costituisce una prima tappa, e la buona notizia è che ciò non necessita di modifiche nei trattati.

In quanto membri del gruppo politico europeo Renew Europe, siamo impegnati nella promozione dell’uguaglianza di genere sia a livello nazionale che europeo. Un esempio che proponiamo è il Patto Simone Veil, un impegno politico dei paesi membri nell’adottare misure nazionali più ambiziose, in modo volontario, per i diritti delle donne e per l’uguaglianza di genere nell’UE.

È arrivato il momento in cui i diritti delle donne e la parità di genere siano posti in primo piano nell’agenda politica dell’UE. Quando si tratta di soddisfare la promessa sull’uguaglianza tra gli esseri umani, non possiamo ridimensionare le nostre ambizioni per adattarci al quadro istituzionale attuale dell’UE.

Firmatari: Sylvie BRUNET deputata europea (Francia); Elena BONETTI è il Ministro italiano per le Pari Opportunità e la Famiglia. Marlène SCHIAPPA segretaria di stato francese per l’uguaglianza tra le donne e gli uomini e per la lotta contro le discriminazioni. Dacian CIOLOŞ è il presidente del gruppo Renew Europe al Parlamento europeo; Nathalie LOISEAU (Francia), Sophie IN ’T VELD (Paesi Bassi); Irène TOLLERET (Francia) e Chrysoula ZACHAROPOULOU (Francia) sono deputati europei di Renew Europe.

Chi se ne occupa

Temi correlati

IED YDE